Torno alla memoria. Nella vita di ciascuno di noi tutto è riconducibile a questo oscuro e misterioso intreccio di cellule e altro di cui non si ha certezza, ed è la memoria. L'unico, universale viaggio che a tutti è concesso fare, a ritroso, il capitombolo, così lo chiamo da molto tempo.
Tornare indietro, immergersi nel racconto che immagini e suoni e gesti rievocano incessantemente, senza tregua. Un caleidoscopio nella cui confusione cromatica è difficile districarsi, ci si fa strada a fatica, perché a un flash ne sussegue un altro, ancora più vivido, la visione ha contorni più netti. Citare il gioco delle scatole cinesi mi pare ovvio, ma è così: c'è sempre una più grande che ne richiama un'altra o viceversa. Un'alternanza di nuances, sfumature, incisioni, scorticature, che scaraventano il passato, la nostra storia, nel presente.
Ci si scopre indifesi, spesso non si è ancora pronti, si è disarmati nell'affrontare quello che è stato, c'è tutta una vita, ci sono tante vite, tutte quelle che abbiamo vissuto e quelle di chi ha condiviso la nostra, le nostre. La vita non è una, piuttosto è sfaccettata, piuttosto è simile all'ovulo fecondato che si scinde in embrioni paralleli, gemellari. Difficile riacchiapparle nei ricordi, sguisciano via, si sovrappongono irridenti e dispettose, tutto è lontano, quasi si fosse perduto in uno spazio siderale spaventosamente ignoto.Bartolomé Esteban Murillo, Galiziane alla finestra, 1670,
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